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268 I Vicerè

proverargli torti fatti a lui od ai suoi, ma al popolo intero.... Nel lungo periodo di preparazione noi lo vediamo a Palermo, intrinseco dei più chiari patriotti portare il contributo della sua attività e delle sue sostanze alla causa nazionale. Ai primordii del movimento liberatore, corre in patria, poichè egli vuol parte dei dolori e delle gioie dei suoi amati concittadini. Qui è largo del suo prezioso ausilio ai liberali, e fa sentire ai rappresentanti dell’esecrato borbone la voce che ormai lo condanna. Egli versa il suo contributo per la formazione delle squadre volontarie, sussidia quanti liberali perseguitati soffrono nell’indigenza. Ritirati gli sgherri di Francesco, accorre tra i primi a regolare il governo della città, si ascrive tra le file della nazionale milizia, palladio di libertà; acquista per essa divise, munizioni e non pochi brandi. Apre la sua casa avita a Bixio ed a Menotti, rende ai liberatori gli onori della città. Sollecitato a rappresentare il primo collegio al Parlamento, modestamente declina l’offerta, volendo esser primo ai sacrifici, ultimo agli onori. Ma il paese lo vuole. La sorella Palermo ce lo invidia. E chi porta il nome di Duca d’Oragua non può sottrarsi alla volontà del paese. Egli sarà il nostro deputato! »

Il duca, da canto suo, riparlava al principe del matrimonio di Lucrezia, tesseva l’elogio del giovane, asseriva che era un partito da non lasciarsi sfuggire, perchè i Giulente avevano quel solo figliuolo al quale sarebbero andate tutte le loro sostanze.

— Conviene anche per un’altra ragione, — spiegava al nipote, — che non baderanno alla dote....

— Che ci badino o no, che cosa m’importa? — rispondeva il principe. — Lucrezia ha quello che ha; Vostra Eccellenza crede che io glie lo voglia negare?

— Chi ha detto questo? Dico che si contentano di quello che ha....

— Sono affari che non mi riguardano. Sarebbe curioso che io impedissi a mia sorella di fare quel che le aggrada, alla sua età! La volontà di nostra madre forse