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274 I Vicerè

principessa, perchè Chiara era sul punto di partorire. Quando Giacomo e Margherita arrivarono in casa di lei, trovarono Federico che faceva come un pazzo, dall’ansietà, non potendo assistere la sofferente, chiamando però a ogni tratto la cameriera, la cugina Graziella o una delle tre levatrici, che si davano il cambio al letto della partoriente. Il principe restò con lui e la principessa entrò nella camera di Chiara. Nonostante il travaglio del parto, questa aveva un’aria beata, sorrideva tra due contorcimenti, raccomandava che rassicurassero suo marito.

— Ditegli che non soffro.... Va’ tu stessa, Margherita.... Ah!... Poveretto.... è sulle spine....

Il suo desiderio di tanti anni, il suo voto più ardente, era dunque sul punto d’esser conseguito! I dolori s’attutivano, a quest’idea; ella non soffriva quasi più pensando all’ambascia del marito.... Quando la principessa tornò in camera, la levatrice esclamava:

— Ci siamo!... Ci siamo!...

— Presenta la testa? — domandò la cugina, che reggeva per le ascelle la marchesa in preda all’ultima crisi.

— Non so.... Coraggio, signora marchesa... Che è?...

A un tratto le levatrici impallidirono, vedendo disperse le speranze di ricchi regali: dall’alvo sanguinoso veniva fuori un pezzo di carne informe, una cosa innominabile, un pesce col becco, un uccello spiumato; quel mostro senza sesso aveva un occhio solo, tre specie di zampe, ed era ancor vivo.

— Gesù! Gesù! Gesù!

Chiara, per fortuna, aveva perduto i sensi appena liberata, la principessa che s’era aggirata per la camera senza toccar nulla, incapace di dare aiuto alla partoriente, voltava adesso il capo, dal disgusto prodottole da quella vista; e le levatrici, la cugina, la cameriera si guardavano costernate, esclamando:

— E chi vuol dare la notizia al marito!

Giusto il marchese, non udendo più nulla, chiamava: