Pagina:I Vicerè.djvu/30

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
28 I Vicerè

― Veda.... ― spiegò allora don Cono, insinuante: ― lo stile epigrafico tiene al sommo grado del nobile e del sostenuto.... Io non potevo adoprare....

― Ah, l’avete scritta voi?

― Sissignore.... ma non solo, veramente: di unita col cavaliere don Eugenio.... Io ho curato sovra tutto la forma.... Bramerei vedere le altre: temo non abbian preso un qualche abbaglio, in copiando....

Ma la chiesa era talmente gremita che potevano appena fare due passi ogni quarto d’ora; e tutt’intorno la gente che non riusciva ad andare nè avanti nè indietro nè a veder altro fuorchè la cima della piramide, ingannava l’impazienza dell’attesa chiacchierando, dicendo vita, morte e miracoli della principessa: «Adesso i suoi figli potranno respirare! Li ha tenuti in un pugno di ferro.... I suoi figli: quali?.... Costrinse don Lodovico, il secondogenito, a farsi monaco mentre gli toccava il titolo di duca; la primogenita fu chiusa alla badia!... Se campava ancora ci avrebbe messo anche l’altra!... Maritò Chiara perchè questa non voleva maritarsi!... Tutto per amor d’un solo, del contino Raimondo.... ― Ma il padre?... Il padre, ai suoi tempi, non contava più del due di briscola; la principessa teneva in un pugno lui e il suocero!...»

Però tutti riconoscevano che, se non fosse stata lei, a quell’ora non avrebbero avuto più niente. Ignorante, sì; ma accorta, calcolatrice!

― È vero che non sapeva leggere nè scrivere?

― Sapeva leggere soltanto nel libro delle devozioni e in quello dei conti!

Frattanto don Cono avvicinavasi, a passo di formica, alla seconda iscrizione:


ORBATA

DEL   TUO   FIDO   CONSORTE

NEL MORTALE VIAGGIO

VECE FACESTI

AI   TUOI   FIGLI

DEL   PADRE   LORO.