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I Vicerè 317

rella Chiara, senza che questa le avesse fatto nulla, e la derideva per l’eterna gravidanza che non veniva a fine, quantunque giunta al decimo mese. Se la prendeva insomma con tutti, e alla contessa Matilde che la veniva a trovare come prima:

— Dillo tu, — diceva, — che razza di gente! Quante te n’han fatto vedere, ah? Quel birbante di tuo marito? Tutti quegli altri che gli hanno tenuto il sacco, quando egli andava dietro a quella?...

Impallidendo, poi arrossendo a quei discorsi, Matilde tentava nondimeno di metter buone parole; ma l’altra rincarava:

— E li difendi, anche? Lasciali andare!... Tutti di una pasta!... Chi sa quante ne vedrai ancora, povera disgraziata!... Per me, ringrazio Dio d’essere uscita da quella galera!... Credono che io mi debba rinchinare?... M’importa assai di loro e delle loro visite!...

Ora un giorno, rincasando, Benedetto, che per secondare la moglie, non già per sentimento proprio, aveva chinato il capo a quelle sfuriate, la trovò seduta accanto a don Blasco, al quale serviva biscotti e rosolio.... Il monaco, non vedendo più Lucrezia al palazzo, saputo della rottura tra fratello e sorella, era apparso come una malombra dinanzi alla nipote. E Lucrezia, che aveva gettato fuoco e fiamme, s’era subito alzata per baciargli la mano: «Come sta Vostra Eccellenza?... Mio marito è andato fuori.... Se Vostra Eccellenza si ferma un poco, non tarderà a venire....» E mentre lo aspettavano, il monaco s’era fatto raccontare tutto l’accaduto. Agli sfoghi di lei contro Giacomo e la cugina, egli pareva ingrassare nel seggiolone; ma non esprimeva il proprio parere, non si schierava nè da una parte nè dall’altra; scrollava il capo soltanto, per dar la corda alla narratrice. Arrivato Benedetto, che non credeva ai proprii occhi, il monaco si lasciò baciar la mano dal nuovo nipote, chiacchierò di tutto un poco, mangiò un altro biscotto, ci bevve su un altro bicchierino, e andò via accompagnato dagli sposi fino al pianerottolo. Da