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390 I Vicerè

Ah, crede che la gente non sappia quant’è porco, con la ganza in casa, adesso che non ha più nessuno da rubare, con la ganza sotto gli occhi di sua moglie, sotto gli occhi di sua figlia, fino all’altr’ieri?...

— Don Marco! — gridò Baldassarre, minaccioso finalmente anche lui, per tentar d’arrestare quella fiumana di male parole che i gesti disperati di preghiera e di paura non erano valsi a frenare. E il signor Marco lo guardò stralunato, quasi accorgendosi in quel punto della sua presenza.

— Mi meraviglio! — continuava il maestro di casa, fermo e contegnoso. — La volete finire, una buona volta?...

Allora l’altro gli tirò sul muso un’amara sghignazzata.

— Zitto, tu! Prendi le parti di tuo fratello, bastardo?

Giusto in quel momento comparve il notaro che saliva dal quartiere del principe:

— Signor Marco.... — ma l’altro non lasciò dire:

— Venite per la consegna, eh? — riprese a tonare. — Che cosa volete che vi consegni? le carte false del vostro padrone? gli atti carpiti? le transazioni strozzate?... Ecco qui, prendete!... — E cominciò a buttare all’aria tutto ciò che si trovava sulla scrivania, sugli scaffali. — Temete che io li porti via? Non ne ho bisogno. Lo sanno tutti che razza d’imbroglione, di ladro e di falsario è il vostro principe! Voi lo sapete, che ha rubato la sorella monaca e la Badìa col cavillo dell’approvazione regia, e quell’altra pazza per consentire al suo matrimonio, e il Babbeo perchè è babbeo e il contino per dargli mano a quegli altri pasticci!... Voi le sapete meglio di me tutte le trame che ha ordite, le cambiali vecchie pagate dalla madre, fatte ripagare due volte, prima ai legatarii, poi al coerede; e i debiti supposti, la procura carpita....

— Di grazia, signor Marco.... un po’ di misura....

— Misura? Sono misuratissimo, sono! O credete che mi dolga del posto perduto?... Ne troverò un altro, non dubitate!... E da per tutto sarò trattato meglio che tra