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400 I Vicerè

lo vedeva rincorrere le donne che venivano a cercare i fasci dei sarmenti vecchi. Con la moglie di massaro Rosario Farsatore, il fattore lo colse quasi sul fatto, un pomeriggio, nel pagliaio: egli non si mostrò per nulla turbato, e la cosa, venuta all’orecchio di donna Ferdinanda, lo rialzò nella stima della zitellona. Il principe finse di non saper nulla: pareva si fosse proposto di lasciarlo sbizzarrire, quasi a compensarlo degli ultimi anni che lo aveva tenuto a San Nicola.

— E Frà Carmelo? — domandavano di tanto in tanto donna Ferdinanda, la principessa, Lucrezia; Che n’è di fra’ Carmelo?... — ma il principino non sapeva nè curavasi di sapere che fosse avvenuto del suo antico protettore. A San Nicola, quando aveva roso il freno, aspettando la legge di soppressione come l’unica via di salvezza, egli s’era divertito a tormentare il Fratello predicendogli lo sbando dei monaci, la chiusura del convento; ma l’altro, scrollando il capo, sorrideva d’incredulità, non comprendeva come gli stessi Padri potessero credere a una cosa simile. Mandarli via? Vendere le proprietà? Parole, chiacchiere, queste d’ora come quelle d’un tempo! Chi avrebbe avuto tanto ardire? E la scomunica del Papa? la guerra delle potenze cattoliche? la rivoluzione di tutta la cristianità?... E nulla era riuscito a scuotere la sua sicurezza, nè le notizie dei giornali, nè i preparativi dello sgombero, nè la partenza dei novizii. Dopo, Consalvo non aveva più avuto notizie di lui.

Una mattina, al Belvedere, mentre la famiglia si levava di tavola dopo colazione, Baldassarre venne ad annunziare:

— Eccellenza, c’è Frà Carmelo.

— Frà Carmelo!

Nessuno riconobbe il Fratello dal faccione bianco e roseo, dalla ciera gioviale, dal pancione arrotondato sotto la tonaca, nel personaggio che s’avanzò verso il principe, con le braccia levate:

— Me n’hanno cacciato!... Me n’hanno cacciato!...