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416 I Vicerè

Veramente egli lavorava del suo meglio per nascondere alla gente anche il malumore del principino, ma non ci riusciva, perchè Consalvo, fin dal primo annunzio delle nozze, aveva preso posizione contro la futura madrigna e il padre. Naturalmente, aspettando lo sposalizio, la cugina non veniva più a palazzo, adesso che non c’era più nessuna signora che la ricevesse; ma il principe andava da lei e voleva che il figliuolo le facesse visita; tutto fiato perduto: il principino non ci sentiva da quell’orecchio, e quando incontrava la promessa del padre in casa dei parenti, la salutava appena, rispondeva con una freddezza mortificante alle effusioni di lei che gli dava del «figlio mio» a tutto andare, o addirittura la sfuggiva, lasciando intendere l’avversione che quella donna gl’ispirava. Il principe, con grande e generale stupore, pareva non accorgersi di questo, e quasi avesse mutato carattere, quasi volesse ingraziarsi anche lui il figliuolo, largheggiava a quattrini, gli lasciava fare quel che voleva, gli comperava carrozzini e cavalli inglesi; ma Consalvo era freddo anche col padre, lo evitava, stava settimane intere lontano, in campagna, a caccia, tanto che a poco a poco si vedeva il principe gonfiare, gonfiare, gonfiare. Il maestro di casa, tanto amante della pace, se n’accorava, e lavorava a rabbonire il padroncino. Consalvo lo lasciava dire; a un certo punto gli rispondeva, freddo freddo: «Non mi seccare. Bada al tuo servizio. Non mi seccare....» Giovanotti! Giovanotti! Bisogna aver pazienza con essi, lasciarli fare a modo loro, perchè mettano giudizio! Ma la principessina? Era possibile che anche lei si voltasse contro il padre e la madrigna? Una figliuola savia, obbediente, educata alla Santissima Annunziata?...

Dopo essersi fatta aspettare quasi una settimana, arrivò finalmente la risposta della signorina. «Caro babbo, cara mamma,» diceva, «non v’ho scritto più presto perchè sono stata poco bene; una cosa da nulla, non v’inquietate; ora, grazie a Dio, posso dirvi con quanta