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I Vicerè 519

l’ autenticità della scrittura. Udendo il decisivo rifiuto del figlio, egli scoppiò, gridando con voce rauca:

— Ah, jettatore! Lo fa apposta! Per farmi crepare! Ma voglio far crepare lui, prima! Ditegli dunque che si scelga chi diavolo vuole: sposi, sposi la prima sgualdrina che gli piace, una di quelle ciarpe con le quali andava bagordando quando ancora non s’era fitto in capo di divenire letterato! Sposi chi gli piace e vada al diavolo, perché io non voglio più trovarmelo fra i piedi, cotesto jettatore!

— Eccellenza, — rispose il principino allo zio che gli riferiva la seconda ambasciata, — io non voglio sposare nè la Cùrcuma, nè nessun’altra. Sono ancora giovane e ci sarà sempre tempo di mettermi la catena al collo. Il certo e sicuro è che per ora non bisogna parlarmi di matrimonio. Non sono una donna come la zia Chiara, che la nonna fece sposare per forza...

E la nuova tempesta si veniva addensando sordamente; i lampi guizzavano negli sguardi irosi del principe, i tuoni rumoreggiavano nella sua voce cupa.

— Santo Dio d’amore!... — diceva la principessa a Teresa. — Che dispiacere, questa guerra; che scandalo! E chi sa come e quando finirà... Per questo benedetta sii tu, figlia mia, che non hai mai dato a nessuno il più piccolo motivo di dolore!... Benedetta!... Sempre santa così!..

Teresa si lasciava abbracciare e baciare dalla madrigna, assaporando la lode, dolendosi della guerra tra il padre e il fratello, votandosi alla Madonna perchè la facesse finire. Che cosa poteva offrire alla Vergine, per ottenere tanta grazia? L’amor suo per Giuliano?... No, era troppo, era la cosa che più le stava a cuore... Ella non vedeva più il giovane, non aveva notizia della domanda e del rifiuto; sapeva nondimeno che i suoi non vedevano bene quel partito; ma la speranza era in lei viva ancora: un giorno o l’altro il padre e la madrigna avrebbero potuto ricredersi, consentire alla sua felicità...

Un giorno, invece, scoppiò la tempesta fra il padre e