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66 I Vicerè

che mentre don Blasco era cadetto del cadetto, Lodovico aveva dinanzi a sè soltanto il principe, e come duca d’Oragua avrebbe potuto sperare, se non dalla madre, almeno da qualche zio i quattrini occorrenti a portar con decoro quel titolo. Poichè era inteso che un altro Uzeda, in questa generazione, doveva entrare a San Nicola, la ragione e la tradizione designavano il terzogenito, Raimondo; ma donna Teresa, per far passare la propria volontà su tutte le leggi umane e divine, invertì l’ordine naturale, e avendo preso a proteggere Raimondo sopra gli altri fratelli, lo lasciò al secolo facendolo conte, e cominciò invece a lavorare perchè il duchino Lodovico sentisse la vocazione. Nessuno, quindi, potè dare al ragazzo, in presenza di lei, il titolo che gli spettava; fin dalla puerizia egli fu vestito della nera tonaca benedettina; come balocchi non ebbe altro che altarini, piccole pissidi e aspersorii e ogni altra sorta di oggetti sacri. Quando la mamma gli domandava: «Tu che vuoi divenire?» il bambino fu avvezzo a rispondere: «Monaco di San Nicola.» A questa risposta gli toccavano carezze e promesse di carlini, di svaghi, di passeggiate in carrozza; se talvolta egli osava rispondere: «Non so....» donna Teresa gli pizzicottava il braccio tanto forte da farlo piangere finchè gli strappava la risposta obbligata. Il confessore di lei, frattanto, il Domenicano Padre Camillo, lavorava a quel risultato educando il ragazzo alla cieca obbedienza clericale, mortificandone in ogni modo i sensi e la fantasia, dandogli la paura dell’inferno, facendogli intravedere le letizie del paradiso. Per meglio riuscire nell’intento, la principessa non mise presto il ragazzo al noviziato: lo tenne in casa fino ai quindici anni. Erano i tempi delle rigide economie, dei creditori affollati nelle stanze dell’amministrazione, dei debiti estinti a poco a poco; talchè, dove don Blasco aveva udito parlare continuamente dei tesori che in parte erano colati sotto i suoi proprii occhi, Lodovico non intese se non querimonie, minacce di gente che rivoleva il suo, l’eterno ritornello della madre esagerante