Pagina:I Vicerè.djvu/90

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
88 I Vicerè

Lucrezia, che all’opposizione dei parenti s’era impennata, come ogni Uzeda dinanzi alla contraddizione, ed aveva giurato a donna Vanna che avrebbe sposato Giulente a qualunque costo; udendo adesso il monaco parlarle dei suoi diritti, dimostrarle che ella era più ricca di quanto credeva, istigarla a far valere la propria volontà, gli dava ascolto, diffidente, tuttavia, sospettosa di qualche raggiro. La notte prendeva consigli dalla cameriera; e poichè donna Vanna la confortava a seguire il monaco, ella riconosceva, sì, che sua madre l’aveva messa in mezzo, come tutti gli altri, a profitto di due soli, e chinava il capo agli argomenti che don Blasco le ripeteva; ma sul punto d’impegnarsi a dire il fatto suo a Giacomo, la paura l’arretrava. Era cresciuta con l’idea che egli fosse d’una pasta diversa, d’una natura più fine; mentre tutti i fratelli e le sorelle si davano del tu fra loro, al primogenito toccava del voi; e il principe che l’aveva sempre tenuta a distanza, guardandola d’alto in basso, adesso, dopo la lettura del testamento, mostravasi ancora più chiuso con tutti, ma specialmente con lei. Preparata a sostener la lotta per amore di Giulente, ella voleva riserbare le sue forze pel momento buono, non sciuparle per uno scopo che le pareva secondario. Benedetto le aveva fatto sapere che, appena laureato, voleva dire fra un paio di anni, avrebbe chiesto la sua mano; e che il duca d’Oragua, tanto amico di suo zio Lorenzo, li avrebbe sicuramente sostenuti; ma che frattanto bisognava aver pazienza e prudenza, studiare di non accrescere l’animosità degli Uzeda. Consultato intorno alla quistione del testamento, egli confermava il consiglio di non far nulla contro il principe; un po’ per le ragioni antiche, un po’ per non parere ingordo della maggiore dote di lei. «Vede Vostra Eccellenza?» commentava la cameriera, udendo queste lettere che la padroncina le comunicava; «vede Vostra Eccellenza quant’è buono? Vuol bene a Vostra Eccellenza, non ai quattrini! Un altro che avesse uccellato alla dote, che cosa avrebbe risposto? ― Facciamo la lite!...» Egli era