Pagina:Ida Baccini, La mia vita ricordi autobiografici.djvu/131

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Un giorno (come ricordo quel giorno!) egli mi disse:

— Fra poco le presenterò un mio amico, un uomo ancor giovane a cui è riserbato, certo, un bell’avvenire se potrà riacquistare la propria indipendenza.

Al mio atto interrogativo:

— Si chiama Enrico Nencioni. Lo vedrà, lo conoscerà e — ne sono persuaso — le piacerà moltissimo. È una sensitiva. Ora è ancora a Napoli, precettore in casa Caramanico. Ma Ferdinando Martini, direttore, come ella sa, del Fanfulla della Domenica lo chiamerà con sè a Roma a lavorare pel giornale...

— Ha scritto ancora nulla cotesto Nencioni? — domandai.

— Sì. Un volumetto di versi che egli mi manderà e che leggeremo insieme. Sentirà che bellezza!...

Un’altra volta fui io che annunziai al Panerai una mia importante scoperta.

— Sa? — gli dissi — spunta sull’orizzonte un nuovo astro...

— Di che sesso?

— Femminile. Si chiama Matilde Serao. Dev’essere una giovane sui vent’anni. È una redattrice del Piccolo e ha raccolto in un volumetto i migliori suoi bozzetti pubblicati su quel giornale. Li ha intitolati «Dal vero». E come sono veri e umani e sinceri e passionali! Li leggeremo insieme. Sentisse com’è descritta la piccola borghesia e la vita di provincia!

Intanto avveniva un fatto curioso. Impressionata dalle conversazioni col Panerai, pieno il pensiero di nuove idealità artistiche che egli mi faceva splendere al