Pagina:Ida Baccini, La mia vita ricordi autobiografici.djvu/208

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cura poi se io possedevo quell’onestà, quella rettitudine di principii, quella coscienza scrupolosa per cui il sodisfare al proprio debito diventa un bisogno imperioso?

Scrissi subito al padre della giovane per esortarlo a tener d’occhio la buona Rosina e anche per congratularmi seco di aver dato la vita a una sì eletta creatura che faceva il bene così semplicemente e con così poco apparato di sentimentalismi. Non è a dire se l’avvocato Martinelli mi ringraziasse e mi fosse prodigo di lodi. La Rosina s’impermalì un po’, mi sgridò, mi disse che ero una sciocchina e mi predisse che sarei... morta senza un soldo!

Ma poi finimmo col far la pace e non si parlò mai più della Cordelia a cui conservò la sua collaborazione fino agli ultimi giorni della sua vita.

Un altro nome caro e simpatico debbo qui ricordare, quello di Ulisse Poggi la cui morte recente addolorò fino allo spasimo i diletti figliuoli.

Lo conobbi personalmente e lo invitai a scrivere nella mia Cordelia fin da quando egli dirigeva con tanto amore il liceo Cicognini di Prato, e la sua collaborazione durò fino agli ultimi anni della sua vita. Il Poggi era un uomo arguto e festevole, che nell’apparente burbanza del contegno nascondeva un cuor d’oro. Quanto al valore del suo ingegno, sempre così sereno e luminoso all’altezza della sua anima bella che si mantenne sempre fedele a un grande ideale di religioso spiritualismo, alla sua perfetta scienza della vita, possono dirne eloquentemente gli ammiratori e gli amici che il Poggi ebbe numerosissimi. Scrisse toscanamente, con grande purezza di forma e spigliatezza di stile.