Pagina:Ida Baccini, La mia vita ricordi autobiografici.djvu/60

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
52


e di saluti da parte di tutti i soldati che passavano e si voltavano in su...

E così, nei giorni susseguenti, seppi il perchè dell'alleanza francese, e il lungo servaggio dell'Italia, e il nome dei suoi martiri più illustri, e le sante speranze del sospirato risorgimento.

Un signore che frequentava la casa, certo signor Paolo Rivara, mi dette a leggere le Mie Prigioni di Silvio Pellico, che io non capii per intero, ma che pure provocarono nella mia piccola anima entusiasta un'ardente tenerezza per tutti coloro che avevano patito ed eran morti per la causa santa del nostro riscatto.

La mamma, dotata d'un eccellente orecchio musicale m'insegnò a cantar la Marsigliese, di cui le traducevo il testo, alla meglio: e una sera, in casa di quel signor Rivara, la cantai, ritta su un tavolino, in presenza di molti ufficiali francesi che mi ricoprirono di baci...

Molti altri dolci ricordi, molte altre liete visioni di bellezza evoca nel mio pensiero il caro nome di Genova. Rammento, come se mi si distendesse ancora sotto gli occhi estasiati, una grande terrazza marmorea costruita sulla marina e a cui tutti potevano accedere. Ora, non so perchè, l'hanno demolita.

Oh i miei sogni di bambina fantasiosa — di bambina precoce — lungo quella bella strada di marmo, tutta illuminata dal plenilunio, che si spingeva nel mare azzurro, sotto la vôlta costellata del cielo!

Mentre la mamma, parlando con altri mi teneva per la mano, strascicandomi leggermente e dandomi di tanto in tanto della pigra o della sonnacchiosa, quanti dialoghi meravigliosi fra me e le stelle, quante domande al mare, quante dolci parole alla luna bianca e tonda