Pagina:Il Bardo della Selva Nera.djvu/38

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26 il bardo

Ben fu stagion che maestosa, e diva
190Non che bella m’apparve, innanzi a quella
De’ vostri vati, la natura espressa
Ne’ bardi carmi, e grande io sì l’estimo
In suo rozzo vestir. Ma fantasìa
Sempre avvolta di nembi, e sempre al lampo
195Delle folgori accesa, ed al ruggito
D’uniformi procelle, a lunga prova
La bramosa di nuove dilettanze
Alma nel petto mi stancava, e dentro,
Sì qui dentro sentìi, che d’un sol fiore
200Ir contenta non può questa divina
Nostra farfalla. Allor vid’io che il Bardo
Pittor non era sì fedel, qual sembra,
Di natura; chè varia ella e infinita
Nell’opre sue risplende; e circoscritta
205Sotto i bardi pennelli è ognor la stessa.
Non che il mio stato, ti fei chiari, o figlio,
Quali in petto li serro i miei pensieri.
Or piacciati cortese a me tu pure
Nomarti, e dirne i genitori. È questo
210L’interrogar che primo esce del labbro