Pagina:Il Bardo della Selva Nera.djvu/66

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54 il bardo

Cosa non ponno contemplar più bella
190D’amor compagno d’onestate. In lui
Posa de’ padri la speranza; ei dolci
Rende i tormenti della vita; ei porge
All’arso labbro de’ mortali il sorso
Della celeste voluttade, e tutta
195Gli sorride natura. E anch’ei sorrise
Il discreto buon vecchio, e nel pensiero
Antiveggente l’avvenir, rifulse
Un santo nodo già nel cielo ordito;
Ma nella mente lo si chiuse, e tacque.
     200Che cor fu il tuo, Terigi, che consiglio
Allor che aperto balenar vedesti
Tanto arcano d’amor? Fra l’armi e l’ire
Crescesti, è ver; ma di Gradivo i duri
Studi non féro al cor bennato oltraggio.
205Valor da bella cortesìa disgiunto
Resti al sozzo ladron, che dagli eterni
Ghiacci d’Arturo a desolar le belle
Nostre spiagge calò; resti al crudele
Che ne comprò le mercenarie spade;
210Resti d’Europa all’assassino. Orgoglio