Pagina:Il Bardo della Selva Nera.djvu/67

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canto quarto. 55

Di Francese guerriero è un cor gentile.
     Come gli accenti, che stupor, rispetto,
Desìo, speme, timor gli avean rapito,
Potè la lingua ripigliar, si volse
215Il garzon generoso alla donzella;
E con quel dolce favellar, che care
Fa le parole e il parlator, sì disse:
Celeste al par de’ tuoi begli occhi è il canto
Del tuo labbro, Malvina; ed efficace
220Ineffabil dolcezza su l’amaro
De’ miei pensieri diffondesti. Assai
Assai m’è grave udir di Marte il grido,
Saper ch’altri si coglie eterne palme
In illustri perigli, ed io qui starmi
225Lasso! inutile peso. Or, poi che tolto
Èmmi il gran Duce seguitar, nè posso
Per lui pugnando e per la patria un qualche
Lauro io pure intrecciarmi a questo crine,
Seguirallo il cor mio, dolce mi fia
230Raccontarne l’imprese, e far più mite,
Ragionando di lui, la mia sventura.
Ma che prima dironne, e che dappoi?