Pagina:Il Bardo della Selva Nera.djvu/89

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canto quinto. 77

345Giunto là, dove Neco il gran tragitto
     Fece alle Rubre nelle Libich’onde,
     Con lieto grido salutár l’Invitto,
     Sceso a bearle, quelle chiare sponde.
     Ma sdegnoso dell’istmo il derelitto
     350Mar vermiglio agitò le rubiconde
     Spume, e cercò, sentendo il fato amico,
     Pien di nuova speranza il varco antico.
Tutto guardando, e tutto in sè romito
     Il Magnanimo intanto esaminava
     355L’acque, le prode, il ben acconcio sito
     Che le porte al commercio Indo dischiava.
     Del figliuol di Psammitico l’ardito
     Genio il seguìa d’appresso, e gli mostrava
     L’orme ancor vaste del canal che spinse
     360L’orto all’occaso, e in un due Mondi avvinse.
E ben la fiamma al cor gli s’accendea
     Dell’emula virtù, ben nell’audace
     Pensier gli lampeggiò la grande idea,
     Che forse ancora nell’Eroe non tace.
     365Ma diverso lassù fato volgea.
     Già nuove palme gli prepara il Trace
     Stretto coll’Anglo, a cui la Franca sorte
     Arbitra fatta dell’Egitto è morte.