Pagina:Il Bardo della Selva Nera.djvu/90

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78 il bardo

Sul mar di Siria e in Acri, ove Fortuna
     370Sfida a conflitto la virtù Francese,
     Ondeggia al vento con la Turca luna,
     Ahi vile accordo! il leopardo Inglese.
     Di Joppe e Gaza la campagna è bruna
     Di barbari già pronti a inique offese.
     375Ma tante torme e tante armi son polve
     Dinanzi a quel valor che tutto solve.
Vide il costoro orribile macello
     Il monte che l’Ebreo sacra ad Elía.
     L’umil terra lo vide, u’ Gabriello,
     380Siccome è scritto, salutò Maria.
     E tu il vedesti, tu che d’Israello
     Apristi all’arca trïonfal la via,
     Retrogrado Giordano, e la seconda
     Fuga tentasti con la trepid’onda.
385E fora il muro al suol caduto alfine
     Che in Acri il sommo Vincitor rattenne;
     E avrìa rimesso la Fortuna il crine
     Alla mano che stretto ognora il tenne.
     Ma il ciel che a più mirande e peregrine
     390Prove il chiamava, all’alto ardir le penne
     Precise, il ciel che a più levarlo inteso
     Due gran fati al suo brando avea sospeso.