Pagina:Il Bardo della Selva Nera.djvu/99

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canto sesto. 87

105Dopo molte vegliate in questa cura
     Torbide notti, alfin diè calma al vago
     Pensier quel Dio che queta ogni rancura
     Col ramo che di Lete intinse al lago.
     Ed ecco in sogno manifesta e pura
     110Tornargli innanzi la medesma immago
     Che gli apparve in Sorìa. Mesta del letto
     Su la sponda s’asside, e con affetto
Così prende a parlar: Figlio, il crudele
     Mio stato il miri. A che ti stai? Sol una
     115È la via di salute, ed infedele
     All’alme dubitose è la fortuna.
     In che mar di misfatti abbia le vele
     Spinto il poter de’ molti, e che nessuna
     Esser può libertade ove son tutti
     120Liberi, il vedi: e assai n’ha il fatto istrutti.
Arroge, ch’ella è un’impossibil cosa
     In vasto stato; arroge l’opulenza,
     E lo splendor de’ vizj, e la sdegnosa
     Di tutte leggi popolar licenza.
     125Arroge la ribelle, imperïosa
     Forza dell’uso, cui nè vïolenza
     Non doma, nè lusinga; e in questo suolo
     L’uso comanda il comandar d’un solo.