Pagina:Il Buddha, Confucio e Lao-Tse.djvu/336

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parte seconda 261

credersi abitatori d’una contrada proprio al centro del mondo; come è per l’appellativo di Madhya deça, «Paese di Mezzo», con cui gl’Indiani chiamano il bacino del Gange; e per quello Ombilico della terra, che gli Elleni davano alla città di Delfo, e i Tibetani danno a tutto il territorio ch’essi abitano.

I ricordi storici, che sono messi tra i libri canonici della Cina, incominciano dalla condizione, in cui trovavasi il popolo Cinese sotto il regno di certi famosi personaggi, che per la loro virtù, sapienza e abilità nel governare sono tenuti modelli a ogni sovrano. Questi sono Yao, Shun e Yu, il primo de’ quali salì al trono l’anno 2356, av. C. — Dalla narrazione di que’ tempi remoti si ricava, che la Cina era allora arrivata a un grado abbastanza elevato di civiltà. L’Impero era diviso in provincie, che avevano un governatore, e magistrati, e ufficiali preposti alla pubblica amministrazione; v’era un governo regolare, che aveva a capo il sovrano; e il potere esecutivo era rappresentato da «Nove ministri», tale e quale come oggi in Europa, tra’ quali non mancava nemmeno il Ministro della pubblica istruzione: e ce n’era infatti bisogno, imperocchè in ogni villaggio, in ogni città, in ogni capitale vi erano scuole, dove s’impartivano varii gradi d’insegnamento.1 Ma una catastrofe distrusse tutta questa vecchia civiltà; e le popolazioni si ridussero di nuovo a vivere nelle caverne scavate ne’ monti, o in capanne fatte a guisa di nidi sugli alberi: come all’epoca favolosa, che regnava un personaggio, a cui la mitologia cinese da il nome di Yu-chao-shih.2

Quest’avvenimento fu un’inondazione generale, per


  1. Li-ki, Nei-tse.
  2. Vedi a p. 293.