Pagina:Il Dio dei viventi.djvu/230

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In fondo ella sentiva di soffrire veramente e solamente lei, adesso: il ragazzo si divertiva nella sua scorribanda e godeva del male stesso che faceva, della liberazione dalla sua innocenza, dalla sua soggezione e anche dal suo amore di figlio. E alla sua pena ella sentiva aggiungersi per aggravarla lo sdegno di non aver più potere sul figlio: era dopo tutto una cosa sua, era una sua proprietà assoluta, che le sfuggiva. Come non soffrirne? Ed era una sofferenza che quasi rasentava il terrore: come se ella vedesse uno stesso suo membro staccarsi da lei, o peggio ancora qualche cosa sua interiore, la sua ragione stessa, il suo stesso amore di madre, abbandonarla a poco a poco.

Si strinse la testa fra le mani e chiuse gli occhi quasi per impedire che davvero la ragione le volasse via come un uccello dalla gabbia.

Rosa la trovò così e credendo che piangesse le battè dolcemente una mano sulla spalla, la invitò ad alzarsi a fare qualche passo con lei, sorpresa nel vedere che la