Pagina:Il Dio dei viventi.djvu/252

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roccie; e trovata la torcia l’accese agitandola per far meglio sviluppare la fiamma.

E tosto la donna ebbe l’impressione di trovarsi in una chiesa sotterranea, in una catacomba ove tutte le ricchezze e tutte le vanità della terra erano state adunate. Migliaia di candelabri di perle pendevano dalla volta, e avevano forme graziose di grappoli d’uva, di glicine, di altri fiori e di frutti sconosciuti; tutti scintillanti di rugiada. Nicchie di cristallo e di madreperla s’incavavano nelle pareti, con dentro idoli strani, e fra una nicchia e l’altra luccicava l’ondeggiare di altorilievi fantastici con teorie di figure alate, di alberi, rettili, uccelli, tutti volti verso la profondità della grotta e che al chiarore della torcia parevano muoversi e mutare forma.

La meraviglia della donna era tale da farle dimenticare il perchè della sua presenza nel luogo: ogni tanto si fermava e si faceva il segno della croce, e di nuovo la prendeva il dubbio che fosse morta e di trovarsi di là della terra.

Avevano passato il primo tratto della