Pagina:Il Dio dei viventi.djvu/262

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quel suo testone di capro, fra tutti quei visi attenti turbati più dal pentimento e dal coraggio di Zebedeo che dalla sua confessione del peccato, pareva l’incarnazione dello spirito maligno.

— Dimmi un po’, Zebedeo, — disse con aspra ironia, — sei certo delle tue chiacchiere? O dobbiamo buttarti un secchio d’acqua sulla testa?

E Zebedeo si tolse umilmente la berretta, come per ricevere il secchio d’acqua.

— Se io sono pazzo, — disse frenando la sua naturale fierezza, — lo sono per volere di Dio: anche questo è un castigo. Ma no, non lo sono. Quando a mio fratello Basilio venne il colpo mortale, io gli tolsi le vesti e lo misi a letto; e dalla sua tasca ho preso il testamento col quale lasciava i suoi beni al figlio Salvatore.

— Ma sei certo che è suo figlio? E se ti dicessi che è mio?

Tutti si volsero a guardare il Dottore; la stessa malata sollevò la testa e spalancò gli occhi.

E Zebedeo provò un senso di vertigine: