Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1886, I.djvu/199

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Brama possente in lui di un dolce sonno.
     Ma i fratelli di lui che la divina
Apparizion vedean, l’opre leggiadre
E la fortuna di Fredùn propizia,
875D’un moto si levâr, tenner consiglio
Di trarlo a morte. In que’ deserti lochi
Era un gran monte e su quel monte un’alta
Rupe scoscesa, e que’ malvagi, due
Fratelli suoi, lungi dagli altri tutti,
880Nascosti a ognun, del solitario monte,
Sotto al qual dolcemente riposava
Re Fredùn giovinetto, allor che scorsa
Non fu lung’ora della tarda notte,
Ratto salîr la cima; e niun sapea
885Lor disegno perverso. Una gran pietra
Scrollàr dall’ime basi; e poi che niuno
Vedean confine al perfido desìo.
Poi che divelta fu la pietra immane
Che alla fronte colpir dovea d’un tratto
890Il nuovo re, giù la mandâr dall’alto
Con immenso fragor. Vider già spento
L’addormentato. Ma quell’uom prestante
Che nel sonno giacca, fu dall’immenso
Fragor riscosso del cadente sasso,
895Di Dio per volontà. Quella celeste
Arte appresa in tal dì, sul loco ov’era,
Fermò d’un tratto la rotante pietra,
Nè quella più si mosse. Il glorïoso
L’armi si cinse allor, nè dell’evento
900Volle far motto ai due malvagi, e in via
Si pose. Il precedea dinanzi a tutti
Kàveh ardito e leal. Pieno era il core
D’un feroce desìo d’aspra vendetta
Contro a Dahàk; di Kàveh alto il vessillo,
905Vessillo d’un gran re, spiegato al vento
Ei sostenea per quel dirotto calle,