Pagina:Il Marchese di Roccaverdina.djvu/13

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— Sì.... va bene; ma io non amo ragionare di queste cose — tornò a interromperlo il marchese, che però non riusciva a nascondere il suo turbamento. — Lasciamo in pace i morti.

— Invece i morti soffrono di vedersi dimenticati. Io lo attirerò verso di me, lo interrogherò per sapere proprio da lui....

— E quando sarete arrivato a sapere?... Che valore avrà la vostra testimonianza?

— Non voglio testimoniare, ma sapere, unicamente sapere. Ecco: io avevo già appreso, per altre vie, che l’assassino è stato uno solo, appiattato dietro la siepe di fichi d’India. — Il nome! — ho chiesto. Non me lo hanno potuto rivelare, per leggi inviolabili del mondo di là di cui noi ignoriamo la ragione.

— Ah! — fece il marchese. — Ma se quel che voi volete darmi a intendere fosse vero, non rimarrebbe più nessun delitto impunito e il governo potrebbe abolire la polizia.

— È un’altra quistione! — rispose don Aquilante.

— Lasciamo andare; non mi convincerete mai, mai, mai! E poi, la Chiesa proibisce queste operazioni diaboliche. È provato che si tratta di inganni del diavolo. Vi siete lasciato invischiare, così dotto come siete. Ma già voi altri dotti incappate negli errori più di noi ignoranti....

— Non direte così tra qualche mese!