Pagina:Il Marchese di Roccaverdina.djvu/136

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— Ma capisce, marchese, che allora non sapremo più d’onde cavare un discreto corridoio per liberare le altre stanze!

— Come? E questo spazio qui?

— Ah! Su la carta, sta bene. Io però non guardo la carta....

Don Aquilante, che veniva per render conto al marchese dell’andamento di una lite, lo sentì sin dall’anticamera gridare:

— Capisce! Capisce! Sono uno stupido forse? Il corridoio qui.... Un uscio. Un altr’uscio. E così avremo un salottino avanti il salone! Capisce, sì o no?

E rivolgendosi all’avvocato che entrava in quel momento, esclamò forte, quasi non potesse raffrenare l’impeto della voce:

— Oggi non è possibile. Domani, domani l’altro!

— Quando vi fa comodo, marchese — rispose don Aquilante, un po’ sconcertato da quell’accoglienza.

Il marchese intanto continuava a discutere come se l’avvocato non fosse rimasto là, irritandosi sempre più per la testardaggine dell’ingegnere che scovava difficoltà da ogni parte:

— Io debbo avvertirla avanti, marchese; non voglio assumere responsabilità.

E si stirava le fedine.

Il marchese, insistendo nella difesa del suo progetto, invocava anche il parere di don Aquilante,