Pagina:Il Marchese di Roccaverdina.djvu/157

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Suo malgrado, senza poter ritenersi, il marchese si sentì spinto a raccontare quel che gli era accaduto quel giorno.

— Ha avuto paura?

— Un pochetto.

— Ah! Lo credo.... Una notte, anni fa, nel convento di Nissorìa...

E padre Anastasio rideva anticipatamente di quel che stava per dire: Che paura anche la sua! Nell’andare dalla cella in fondo al corridoio.... in un certo posto.... miseria umana!... si doveva passare davanti a un gran San Francesco, dipinto nella parete, con le braccia aperte e rapito in estasi dal suono del violino di un angelo a cavalcioni delle nuvole. Lo vedeva almeno venti volte al giorno, da sei mesi che si trovava in quel convento, passando e ripassando pel corridoio. Ma quella notte, al lume della lampadina recata in mano.... Come se quel San Francesco, - che alla dubbia luce sembrava vivo e parlante, con gli occhi travolti in su, - come se quel San Francesco gl’imponesse: — " Padre Anastasio, di qui non si passa!" — E non era passato, con tutta l’urgenza! Che cosa fosse allora accaduto, miseria umana!... Ora rideva, ma in quel momento!...

E la pancia di padre Anastasio sobbalzava sotto la tonaca; e gli occhi gli erano diventati lustri dal convulso provocato dalle grosse risate.