Pagina:Il Marchese di Roccaverdina.djvu/156

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— E col simulacro della Regina degli Angioli — proponeva uno. — È miracoloso!

— Con la statua del Cristo alla colonna — suggeriva un altro. — È più miracolosa ancora! Si dice: — Ora per la pioggia, ora pel vento. Non si fa la festa del giovedì santo! — Ed è quella del Cristo alla Colonna.

— Ho un gran Crocifisso. Ve lo regalo per la vostra chiesa, padre Anastasio. E farete la processione trasportandolo da casa mia.

L’idea gli era balenata in mente tutt’a un tratto. Il marchese si stupiva di non averci pensato prima.

— Quando il Crocifisso non sarà più laggiù nel mezzanino, col lenzuolo roso dalle tignuole — egli rifletteva — i miei nervi rimarranno certamente tranquilli, e tutto il resto si cheterà anch’esso. Che diamine!

E sorrideva in faccia a padre Anastasio profondentesi in ringraziamenti con quel naso che pareva volesse squillare proprio come una tromba, con quegli occhi che, dalla gioia, si sgangheravano più dell’ordinario....

— Che fortuna pel convento! Un Crocifisso grande?

— Al naturale.

— Di carta pesta?

— Scolpito in legno duro e con una croce immensa. Non lo reggeranno due uomini. Figuratevi che un giorno....