Pagina:Il Marchese di Roccaverdina.djvu/178

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cini, frati di Sant’Antonio, frati Minori conventuali, preti in cotta e stola nera, canonici con mozzetta di lutto, tutti coi torcetti accesi in mano, salmodianti; e dietro, sul cataletto, il cadavere, scoperto, con le mani in croce, in cotta e stola, e col berretto a tre spicchi in testa, che spiccava su la coltre nera di broccato orlata con frangia di argento; corto, sparuto, col viso giallo, con gli occhi socchiusi e il naso affilato, sembrava che tentennasse il capo a ogni passo dei portatori.

Giunti vicino al Casino, essi deponevano a terra il cataletto, e la gente faceva ressa attorno al cadavere per baciargli le mani. Quattro carabinieri erano pronti, dai lati, a impedire che strappassero in brandelli gli abiti del morto per tenerli come reliquie.

E così il marchese potè osservar bene quella bocca chiusa per sempre, che non avrebbe potuto mai più, mai più, ridire a nessuno il segreto da lui rivelato in confessione! Allora si sentì forte, vittorioso, quasi la fine di quell’uomo fosse stata opera sua. E soltanto per decenza non sorrise, quando il cugino Pergola gli disse all’orecchio:

— Dev’essere rimasto male don Silvio, non trovando di là il Paradiso!