Pagina:Il Marchese di Roccaverdina.djvu/192

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permessa esplorazione di Casalicchio, gli aveva steso la mano:

— Infine, sei figlio di mio fratello!... Vieni a vedere

La collezione si trovava ancora nella sua stanza esposta sui commò e sui tavolini; doveva consegnarla il giorno dopo. Egli non usciva dall’albergo un istante, per farle la guardia, e anche per riempirsene gli occhi l’ultima volta. Non li avrebbe più riveduti quei preziosissimi oggetti che formavano, da trent’anni, la sua consolazione e il suo orgoglio! Si sentiva stringere il cuore ripensandoci. Lo confortava però l’idea che il suo nome si leggerebbe su una targa del Museo di Londra; questo era il patto. Quel lord comprava per conto del Museo di Londra.

— Trentamila lire, nepote mio!

— Vi sembrano molte? Ne avete speso per lo meno il doppio.

— Fandonie! Dieci lire oggi, venti un altro giorno... E tornano a casa tutte a una volta... A questi chiari di luna!

— Me ne rallegro. Ma non dovreste ricominciare; scapperebbero di nuovo.

— Ah, se tu volessi permettermi!... La indicazione è precisa: Casalicchio! Ora là non c’è casale nè grande nè piccolo. Ma in antico doveva esservi; i nomi non si danno a caso. Nè a caso si dice: a Casalicchio c’è il tesoro!