Pagina:Il Marchese di Roccaverdina.djvu/235

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dietro bottiglie e mangiavano a due ganasce uova sode, formaggio, salame, ulive nere salate, noci, fichi secchi, con montagne di pani freschi che sparivano di su la tavola quasi fossero pilloline; mangiavano e bevevano, in attesa di essere condotti nella chiesetta di San Luigi, dove la votazione aveva luogo per mancanza di locali più adatti.

Venivano a prenderli a due, a tre, a quattro per volta, secondo la prima lettera dei nomi; e il cavalier Pergola e il dottor Meccio facevano da carabinieri, non lasciandoli avvicinare da nessuno per timore che non accadesse qualche rapido scambio di scheda, scortandoli fino al tavolino del seggio tra le risate, le parole sarcastiche, le velate minacce degli avversarii, che però non protestavano, facendo la stessa cosa per conto loro.

Poi il marchese avea dovuto uscire di casa in fretta per andare a deporre la sua scheda, al secondo appello; ed era passato in mezzo a due ale di elettori, quasi vergognoso di quel suo primo atto di vita pubblica che lo esponeva alla vista di tanta gente non meno di lui maravigliata di vederlo apparire colà.

E la sera, fino a tardi, la sua casa era stata invasa da persone di ogni sorta, venute a rallegrarsi della vittoria. Raccontavano episodi, magnificavano i loro sforzi, e gli si affollavano attorno per rammentargli tacitamente: — Dovrà ricordarsi di noi quando