Pagina:Il Marchese di Roccaverdina.djvu/25

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E riscotendosi, soggiunse:

— Ah!... Mi ero scordato che voi eravate qui per l’affare di Margitello. Insomma, che dobbiamo concludere? Vogliamo fare alla buona, tra noi, senza periti nè altro?... Cinquant’onze!

— Che dice mai, voscenza? — rispose il vecchio contadino rimasto presso l’uscio.

— Sessanta?

— È il meglio pezzo di terreno, eccellenza; il cuore di Margitello.

— Più sassi che terra. Dovrò pagarlo a peso d’oro?

— Quel che vale, eccellenza.

— Oh! Se intendete di prendermi per la gola...

— No, eccellenza!

— Sentiamo dunque: che pretendete?

Il vecchio stette un po’ a riflettere, portò la mano destra al petto, quasi si accingesse a pronunziare un giuramento, e balbettò:

— Cent’onze, eccellenza!

Il marchese diè uno scatto.

— Per farmi piacere, eh? Cent’onze!... Per farmi piacere?... Vi paiono fichi secchi cent’onze. E venite a dirmelo qui! E scomodate l’avvocato, quasi fosse vostro servitore!... Cent’onze!

— Compare Santi però... — tentò d’interromperlo don Aquilante per calmarlo.

Ma il marchese non gli diè retta, e continuò a gridare come un ossesso: