Pagina:Il Marchese di Roccaverdina.djvu/313

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nessuno. Anni e anni fa, il Rospo, gessaio, poco dopo tornato dalla galera. Poi mastro Paolo il droghiere, perchè gli era scappata la moglie col campaio dei Pignataro, portandogli via gli ori e i quattrini; e non se ne seppe più nè nova nè novella!

— Compare Santi ha fatto il terzo! Ci vuole coraggio a impiccarsi con le proprie mani! — disse uno dei garzoni.

— E ora spargeranno che si è impiccato per me! — esclamò il marchese.

— O che gliel’ha detto voscenza: Impiccatevi? — rispose il massaio.

— Quasi io gli avessi rubato quei quattro sassi maledetti! È venuto da me coi suoi piedi. Si è preso settant’onze, in tanti bei pezzi di dodici tarì d’argento, uno sopra l’altro! E dopo andava dicendo, a chi voleva saperlo e a chi non voleva saperlo, che io gli avevo fatto violenza, con le liti, quando il vecchio ladro spostava il limite.... Questo però non lo diceva!

— È il destino — disse gravemente il massaio. — Il destino ci chiama. Quando il destino ci sta sopra... Dicevamo del Rospo, gessaio. Me lo raccontava mio padre... Quegli, sì, fece bene a impiccarsi!...

— Perchè? — domandò un giovanotto contadino, continuando a mangiare.

— Aveva rubato il pettorale della Madonna....