Pagina:Il Marchese di Roccaverdina.djvu/338

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Soffriva dunque anche lui? Di che cosa? Per quale motivo? Aveva dunque ragione la sua mamma dicendo che tra marito e moglie c’era di mezzo un malinteso, un equivoco, e che il non tentare da una parte o dall’altra di chiarirli o dissiparli, serviva unicamente a prolungare quel penoso stato d’animo e a renderlo peggiore?

— Come? La cugina non viene? — domandò il cavalier Pergola che era già montato nella carrozza fermata davanti al portone.

— È un po’ indisposta — rispose il marchese.

— Gli altri ci attendono alla Cappelletta — disse il cavaliere dopo di aver acceso un sigaro. — Ecco don Aquilante!

Don Aquilante arrivava di corsa scusandosi di essere in ritardo.

Titta fece schioccare la frusta e le mule partirono di buon trotto.

Il cavalier Pergola non poteva trovarsi insieme con l’avvocato senza cavarsi il gusto di provocarlo a qualche discussione. Quando la carrozza raggiunse le altre due coi soci dell’Agricola alla Cappelletta e passò avanti per la discesa, il cavaliere gli disse:

— Oggi voglio vedervi prendere una sbornia. In vino veritas; così ci direte la vera verità intorno ai vostri Spiriti.... Ma ci credete, proprio?

— Non ho mai preso sbornie in vita mia; nè ho