Pagina:Il Marchese di Roccaverdina.djvu/52

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evitava più che poteva di attaccar discorso con quei signori; non voleva mescolarsi affatto nei loro torbidi intrighi di partiti municipali. Gli bastava pagare le tasse, che erano troppe! Quei signori infatti non sapevano ragionare d’altro che del sindaco che si lasciava menar pel naso dal segretario; dell’assessore per le liti, che rovinava il comune e i debitori di esso per la nota ragione: Fabbriche e liti, padre Priore; dell’assessore per l’annona che chiudeva un occhio e anche tutti e due sul conto dei macellai e dei panettieri... perchè i migliori bocconi dovevano essere per lui!... Sempre le stesse accuse, per tutti, sempre una musica!... — Ah, lei, marchese, potrebbe fare un gran bene al comune!... — Con lei sindaco, le cose andrebbero diversamente! — Ci vogliono persone pari a lei!... — Venivano lassù, come il diavolo, per tentarlo. Ma egli non li lasciava neppur finire:

— E gli affari di casa mia? Ho appena tempo di badare ad essi! Gente sfaccendata ci vuole per servire il comune!... Buona sera, signori!

E scappava, quando non poteva lasciarli a prendere il fresco, e continuava le sue passeggiate in su e in giù, dal bastione agli scalini dello zoccolo, e dagli scalini al bastione, affondando i piedi tra le pianticine di malva che coprivano la spianata.

Neppure col canonico Cipolla aveva molto piacere di discorrere.