Pagina:Il Marchese di Roccaverdina.djvu/75

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— Ce n’è tante altre anche in un baule. Io so qual’è la chiave.

— Me la darai domani.

— Farò prendere aria a quelle stanze. Saranno piene di topi. Non vi è entrato nessuno da anni.

— Sì, mamma Grazia.

Non convinta della risposta, dopo alcuni momenti di silenzio, ella riprendeva:

— Che ti cuoce, figlio mio? Dimmelo. Pregherò il Signore e la Vergine Santissima del Rosario. Ho fatto dire una messa alle anime sante del Purgatorio perchè ti diano la pace dell’animo.... Senti: se è per quella.... richiamala pure.... Le farò da serva, come prima!

Il marchese alzò la testa e le spalancò gli occhi in viso, impaurito dalla chiaroveggente penetrazione di quella rozza e semplice creatura.

— Oh, mamma Grazia!... È venuta qui? Che ti ha detto? Non voglio più vederla, non m’importa più niente di essa!... Ti ha forse suggerito di dirmi così?

— No, figlio mio!... Non irritarti; ho parlato da vecchia stolida!

Si era irritato, invece, per la vergogna di sentirsi quasi alla mercè degli altri. Non sapeva, non poteva più dissimulare dunque?

Allo sgomento che gli intorbidava lo sguardo, mamma Grazia, intimidita, replicò:

— Non irritarti! Ho parlato da vecchia stolida!

E andò via strascicando le ciabatte.