Pagina:Il Marchese di Roccaverdina.djvu/9

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— La deposizione della moglie di Neli ha finito di convincere il giudice istruttore. Il mandato di arresto è stato firmato quattr’ore fa e consegnato al brigadiere dei carabinieri. Vedete, marchese, se io m’ingannavo nelle mie induzioni!

— Che cosa ha detto quella donna?

— Ha confermato le testimonianze di Rosa Stanga, di Paolo Giorgi, di Michele Stizza. Neli aveva esclamato più volte: — Se Rocco Criscione non smette gli faccio fare una fiammata! — E quando si convinse che non smetteva d’insidiargli la moglie... Tutto si spiega, tutto è chiaro ora; e possiamo ricostruirci la scena. Egli lo ha atteso su la strada di Margitello, nascosto dietro la siepe di fichi d’India, dove la strada fa gomito. Era passato da Margitello la mattina, fingendo di cacciare da quelle parti. — Salute, compare Neli. — Salute, compare Rocco. — C’è la testimonianza del bovaro. — Se stasera tornate a casa, potrò ripassare da qui; faremo la strada assieme. — Non vi scomodate, compare; tornerò molto tardi. — Abbiamo pure la testimonianza del garzone di Santi Dimaura, che udì queste parole e intervenne nel discorso, dicendo: — La vostra mula sa la strada meglio di voi, e non ha paura dei fanghi di Margitello. — Con la mia mula andrei anche all’inferno! — rispose Rocco. — E dicono che la strada sia peggio. — In paradiso dobbiamo andare, con la grazia di Dio! — Risposto così, Neli