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146 il mistero del poeta

di non conoscere l’amore, di non pensarvi mai; e io dissi che il silenzio molle, lo strano aspetto, l’aria obliosa di Venezia erano per le anime ferite, bisognose di amare dimenticando. — Allora Venezia non è per me — diss’ella volgendo a Violet il suo visetto sfavillante di riso, mentre una fiamma correva le guance di questa.

— Silenzio e oblio si trovano anche ad Eichstätt — osservò il dottor Topler — e adesso vi si trova pure un orribile ponte di ferro, forse come quelli che avete fatto a Venezia. Non ci sono più Alpi con questa civiltà. Barbari noi, barbari voi, barbari tutti. — Il signore viene ad Eichstätt — soggiunse parlando agli altri. — È un italiano molto più ardito di Cristoforo Colombo. Viene a scoprire Eichstätt.

Tutti si sorpresero che uno straniero desiderasse vedere Eichstätt, un paese, secondo il Topler, tanto deserto e triste che persino l’Altmühl, il fiume, ci veniva a malincuore e il più lentamente possibile. Forse lo disse per pungere le signore, che infatti protestarono vivacemente. M’accadde di nominare que’ miei conoscenti di Monaco dai quali avevo appresa l’esistenza di