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186 il mistero del poeta


E si alzò.

— Crede — diss’io — di potermi parlare subito?

Ella rispose ancora:

— Sì.

Penava a reggersi in piedi e si appoggiò alla parete fra le finestre. Le venni vicino; ero tra lei e le bambine.

— E se — le susurrai — dopo il Suo racconto La pregassi di essere mia moglie?

Ella teneva ora il capo chino sul petto, e lo scosse un poco senz’alzarlo.

— No? — chiesi angosciosamente — No?

— Non mi pregherà — rispose. La voce soave non s’udiva quasi più.

Restammo alquanto senza parlare.

— Allora... — diss’ella.

Si accostò alla bambine e parve ritrovare l’usata grazia serena. Diede loro un libro illustrato, le pregò di star tranquille e poi mi offerse di mostrarmi un albo di fotografie inglesi.

Sedemmo ad un altro tavolino nell’angolo più scuro della stanza. Nell’aprire l’albo Violet urtò leggermente un vaso di porcellana che por-