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222 il mistero del poeta


— La zia Treuberg — proseguì — non lo ricordava bene. A me pareva che fosse così.

Me lo ripetè ed era esatto, ma io tacqui assorto com’ero nell’immaginar le ragioni di Topler. Pensai subito che volesse chiedere informazioni sul mio conto. E poi?

— Ci aiuti a coglier fiori — disse la biondina. — Non si pranza mai senza fiori sulla tavola, noi. Domani si ha gente a pranzo e andrò a prenderne di più belli nel bosco e anche a Waldmeister; ma oggi non ho tempo. Se ci aiuta bene, Le faccio poi fare un bel giro, si torna in città da quei pioppi là, sotto la Burg. Non è vero ch’è bellina la nostra Eichstätt? Questo edificio grande con il campanile è il convento di S. Valpurga, lo sa bene; e quell’altra chiesa a destra e la Jesuitenkirche, e quella più a destra è la Heiligengeisteskirche. E questi prati, non sono carini?

Ella chiacchierava e coglieva fiori e li gettava nel grembiale della sua sorellina, dove li faceva posare anche a me, sgridandomi quando i gambi non erano abbastanza lunghi. Io cercavo pure di ricondurla all’argomento di prima.