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288 il mistero del poeta

sata lei e io avrei dovuto starmene lontano. Ascoltando i mormorii della corrente veloce che spumava e luccicava sulle catene tese delle barche, non potevo fare a meno di pensare che forse anche il mio prossimo tempo felice passerebbe velocemente. A quest’idea non potevo reggere, la cacciavo da me con orrore.

Passai gran parte della giornata nei boschi del Niederwald, parlando alle piante e alle ombre, cercando e trovando con gran commozione il bianco Waldmeister del Bahnhofswald d’Eichstätt, declamando come un ebbro, per le verdi solitudini, i versi di quel giorno:

Bevo e mi veggo sorgere dentro al pensier profondo
Il Reno sacro, i clivi, torri, vigneti e fior.

Alle cinque precise entravo nel villino Steele, Il domestico annunciò il mio nome in un salotto terreno dalle finestre gotiche, cui le invetriate a piccoli ottagoni, dipinte, davano ben poca luce. Per un momento, venendo dal sole, non vidi nulla. La voce di Violet disse «buona sera» e distinsi lei che mi veniva incontro porgendomi la mano. Accennò tosto coll’altra mano a una