Pagina:Il Santo.djvu/95

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don clemente 83

al suo saluto, non gli aveva stesa la mano, era rimasta come una statua. Anche il padre, quando aveva udito sulla terrazza ch’era arrivata la signora Dessalle, si era mostrato inquieto; poi aveva mostrato un vivo desiderio di evitarla; si era però serbato molto padrone di sè. Oh sì, molto padrone di sè! Questo era pure il giudizio di Maria che raccontò il suo colloquio con lui, lì in fondo alla scala. Marito e moglie salirono lentamente, compresi di quello straordinario dramma, di quel dolor mortale della povera donna, dell’impressione terribile che doveva aver riportato anche lui, dopo tutto, della notte che passerebbero l’uno e l’altra; pensosi di quel che accadrebbe l’indomani, di quel che farebbe lui, di quel che farebbe lei.

«Per queste cose è bene di pregare, non è vero?» disse Maria.

«Sì, cara, è bene. Preghiamo ch’ella sappia donare il suo amore e il suo dolore a Dio» rispose suo marito.

Entrarono, tenendosi per mano, nella camera nuziale, divisa in due da un cortinaggio pesante. Si affacciarono alla finestra guardando il cielo, pregarono silenziosamente. Un alito di tramontana passò come un lamento per la quercia che pende sulla piccola Santa Maria della Febbre.

«Povera creatura!» disse Maria. Parve a lei e a suo marito di amarsi anche più teneramente