Pagina:Il Sofista e l'Uomo politico.djvu/115

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104 Il sofista.

zionare la prepotenza dei mortali e la loro osservanza delle leggi. Potrebbe dunque darsi benissimo che anche costui che ti si è associato fosse uno di questi migliori 〈di noi〉 che voglia vedere come siamo dappoco in ragionare e che si disponga a confutarci, posto ch’egli sia un Dio contenzioso.

Teod. Non è questo, o Socrate, il carattere dell’ospite nostro, ma è più modesto che non siano coloro che hanno la passione delle dispute. E pare a me che il nostro uomo un Dio non sia già in modo alcuno, divino però sì: tali [C]infatti io chiamo tutti i filosofi.

Socr. E fai bene, o caro. Questa specie, per



    in una lingua moderna: è un concetto misto di pudore e di onore, di modestia e di dignità: a ogni modo qui l’uomo che partecipa dell’αἰδώς mi pare corrisponda abbastanza da vicino a quello che noi diciamo uomo che si rispetta, e chi comincia a rispettarsi da sè stesso si fa rispettare anche dagli altri. Così pertanto ho tradotto pensando che in filosofia, ed anche fuori della filosofia, la parola più bella è la più propria e solo la più propria. Il complimento, mentre fa onore anche a Teodoro, che è degno della compagnia degli Dei, e dimostra l’alta considerazione in cui teneva Platone la scuola Eleatica, preannuncia insieme un modo di ragionare più rigoroso: è venuto colui che ci insegnerà per davvero la dialettica. Dialettico è infatti il Forestiero, non per altro litigioso [eristico], come quelli della scuola megarica, che avevano esagerato il metodo degli Eleati, dei quali erano i successori. — Del resto questa presentazione del nuovo interlocutore come persona sommamente autorevole è analoga a quella dei personaggi del Timeo.