Pagina:Il Trentino.djvu/22

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II. — Cenni sulla conoscenza geografica 9

a città) e gli itineraria picta (rappresentazioni grafiche dei più importanti elementi di un itinerario). Fra i primi è noto l’itinerario di Antonino d’epoca incerta, dei secondi la tabula peutingeriana che pare debba farsi risalire alla seconda metà del quarto secolo, contenenti ambedue i nomi di alcune stazioni trentine lungo la via che dalla pianura padana attraverso Matreio Vipiteno (passo del Brenner) conduceva ad Augusta.

E pure alla fine del IV secolo che ci si presenta — del tutto inaspettata in mezzo a tanta scarsità di notizie geografiche — la chiara descrizione che Vigilio, vescovo di Trento, ci dà dell’Anaunia, valle tridentina, e gli scarsi cenni che Cassiodoro ci ha tramandato di Trento e dell’Agro atesino nelle sue lettere.

Alcuni secoli dopo, Paolo Diacono — attingendo alla succinta istoria di Secondo, monaco trentino, morto nel 612 — ci dà della nostra regione particolari tali che meritano d’essere ricordati.

Unitamente a ragguagli topografici intorno al ducato longobardo di Trento egli ci dà l’elenco dei castelli distrutti dai Franchi; pure sono così scarse le notizie, che si hanno prima e dopo il tempo a cui si riferisce Paolo Diacono, che alla critica storica non fu ancora possibile stabilire quali fossero i castelli indicati da Paolo. Addentrandoci nei più oscuri secoli del Medioevo fra il IX e il X secolo, noi ci troviamo di fronte, oltre che alla scarsità delle fonti e dei documenti geografici, ad una speciale condizione di cose, per cui le stesse notizie topografiche sono alterate dalla passione politica e gli scrittori sono troppo spesso interpreti del volere dei dominatori, anzichè della realtà dei fatti. Pochissima fiducia — a cagion d’esempio — noi possiamo avere nelle notizie topografiche ed etnografiche sulla nostra regione tramandateci da scrittori che vissero in quel periodo di tempo in cui gli imperatori sassoni aspiravano a fare della Germania e dell’Italia un solo stato. In un atto dell’imperatore Federigo I — per citare uno dei molti fatti di tal genere — si annovera Trento tra le città dei regni teutonici, mentre Ottone di Frisinga colloca presso Bolzano il confine fra la Germania e l’Italia