Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/37

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DEL TANSILLO. 29

LXXVIII.


    Ogn’opra, ogni fatica, ove si accende
Destro cultor, sia nulla al suo disegno,
Senza quell’acqua che la terra rende,
620E tumida e feconda, e dà sostegno
All’erbe che son nate, e le distende:
Onde a parlar di lei lieto ne vegno,
E vo’ che il modo ver, donne, si mostri
624Come irrigar si debban gli orti vostri.

LXXIX.


    Più che mel dolce, e più che latte pura
Sia l’acqua, che spargiamo agli orti noi:
E perchè il bel terren spesso s’indura,
628Cavar si deve prima e bagnar poi;
Acciò che l’acqua corra con misura,
Porti per canal dritto i rivi suoi;
E tanto util maggiore al terren lassa,
632Quanto più a dentro penetrando passa.

LXXX.


    Dalla lingua de i vecchi empia e villana,
Non si lasci ingannar donna gentile;
Che si bagnino gli orti a settimana
636Dicono, e non d’agosto, ma d’aprile:
Fallace è lor sentenza iniqua e vana,
Conveniente ad uom debile e vile:
Spargansi d’acqua gli orti entro e d’intorno
640Almen tre volte fra la notte e ’l giorno.