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52 IL VENDEMMIATORE

CXLVII.


    Voi non la troverete, donne, in tasca
D’erbolajo ch’esperto a voi si mostri;
Non credete che generi o che nasca
1172In altra parte che negl’orti vostri;
Da noi si mangi, o da animal si pasca,
Come si fa dell’altre a’ lidi nostri.
Anzi ella è tal, che non può donna alcuna
1176Tenerne dentro al suo giardin più ch’una.

CXLVIII.


    Quando la notte cresce, e ’l giorno manca,
Ed ogni pianta le sue foglie perde;
Quando s’apre il terren, quando s’imbianca,
1180Sempre quest’erba si sta integra e verde,
E se viene talor languida e manca
Si ristora in un punto e si rinverde;
Quant’ombra più l’aduggia e calor preme,
1184Tanto più spiega i fiori e manda il seme.

CXLIX.


    Or chi potría la lingua a fren tenere?
Eppur gridate, donne: Taci taci;
Ciascun che passa mi provoca e fere.
1188Par ch’io sia il gufo, essi gli uccei rapaci:
Quest’olmi e quercie omai non pon tacere
Udendo tante strida e sì mordaci.
Gite voi sì superbi e sì protervi,
1192Perchè v’armin le corna o tori o cervi?