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IL BUON CUORE 123



Educazione ed Istruzione



(Continuazione e fine, vedi n. 15).

Le sue grandi attitudini all’arte sono difatti innegabili. E poeta non fu solo nei momenti in cui trasse dal cuore commosso i motivi dei suoi canti: poeta fu sempre. Il lettore scorrendo qualsiasi volume delle sue opere non avrà bisogno di una laboriosa preoccupazione per avvedersi della ricchezza in lui, di quelle rare qualità che sono essenziali ed indispensabili per esercitare sugli altri il fascino proprio delle Muse — fervore d’immaginazione, vivacità e profondità di sentimento, squisitezza di sistema nervoso e virtù possente di evocazione e di animazione, sicchè l’anima sollevata al di sopra della realtà, alle altezze ideali, possa attirarle di nuovo a sè, e concretarle in forme plastiche, sensibili, per comunicare in tal modo le proprie impressioni, immediate, a chi legge od ascolta.

Quest’attrazione segreta e potente dei suoi scritti potrà sfuggire all’analisi precisa ed al controllo sistematico di chi s’indugiasse troppo in un lavoro minuzioso di divisione e di selezione dei suoi diversi elementi poetici e prosastici, ma è sicura e avvertibile: si sente più di quello che possa discutersi. Lo spirito che cerchi il suo contatto ne avrà palpiti e calore come ne avrebbe dalle più ardenti espansioni di un’autentica e generosa natura di poeta. Ciò appunto lo rese amabile ed efficace in opere che si leggono volentieri per la scarsezza dei termini dottrinali, e l’eloquente semplicità del linguaggio. I voli della sua fantasia e gli accendimenti della sua carità sono tali che ben potettero liberarlo dalle pastoie e rigidezze della scuola e profondarlo in visioni e abissi d’amore degni d’ispirarlo. Poeta fu sempre, anche quando — come i grandi d’ogni tempo — si dispensò facilmente e naturalmente dalla forma del verso — da quegli intendimenti e da quelle inquietitudini estetiche e artistiche che avrebbero fatto di lui, coltivandosi, un figlio delle muse di primissimo ordine. Accanto a Platone, Tacito, S. Agostino, Bossuet, Fénélon, Buffon, Rousseau, Chateaubriand, fu anch’egli ciò che di questi affermava senza scandalo il Lamartime: più poeta forse, nella prosa, che nei versi.

Gli è che gli intelletti sovrani per troppo amore di libertà sdegnano di costringere il pensiero nei vincoli della parola sottoposta a legge, come Gregorio Magno s’infastidiva di veder compreso il fulgido verbo dell’Evangelo nelle regole di Donato. E rifuggono dal permettere alla parte musicale o sensuale del linguaggio poetico il suo impetuoso predominio su quella immateriale, profonda, del pensiero. O, almeno, ai grandi vien fatto di riuscire poeti senza volerlo, perchè agisce in loro quel fondamento che natura pone.

Anche in lui, dunque, come negli scrittori suddetti, si hanno pagine così colorite, così armoniose e così commoventi, da valere più che quelle — tenacemente elaborate — di più forti versificatori, o quanto le più ispirate e fervide dei veri artisti.

La profusione di spunti, accenti e atteggiamenti poetici vi è innegabile. Così dopo di aver posto in evidenza che i tesori infiniti di scienza e di sapienza si nascondono in Gesù, sicchè bisognerà ascoltarlo con umile e pacifica attenzione e mansuetudine, insiste con meraviglioso entusiasmo sulla fecondità della sua dottrina: «essa è pioggia ristoratrice e fruttíficatrice alla terra. Ascolta con bontà nell’intimo cuore, la parola divina vi compie un prodigio: vi spezza le sue durezze, lo colma di pietà, lo dispone alla vita penitente. E chi potrebbe trascurarla, o non avvertire la sua forza? forse vana la stessa parola dell’uomo? O sono insensibili gli atleti al grido delle moltitudini eccitanti? E i soldati non agitano con più impeto le lance nella mischia e roteano le spade se li sprona la voce del comandante? Il cavallo fra i pericoli scalpita e si slancia innanzi, rovinoso, se ne tocca gli orecchi il suono delle trombe, e più pazienti al giogo si rendono i buoi al canto dell’aratore. Così, del Verbo divino, dal quale fluisce una meravigliosa dolcezza e un inestinguibile piacere, calma allo spirito. O non si dilettano i cervi al canto, le api al suono d’un cembalo, e i cigni alla soavità d’un’armonia? Che sarà dunque d’un’anima perfusa dal colloquio di Dio?».

Ma, naturalmente, una osservazione preliminare da farsi è questa, che il segreto di bellezza di quell’opera sfuggirà a quanti non saranno in grado di compiere, leggendola, quel lavoro di astrazione che faccia rivivere lo stato psicologico dello scrittore, e il preciso momento storico in mezzo a cui si svolse, nel fervore di un’invincibile e tenera commozione ispiratrice: un tempo cioè, in cui mancava la patina rettorica o la nausea del vecchiume a immagini e concetti, oggi, abusati, ma pieni allora d’una grandezza sentita e forte.

Ed anche vana sarebbe la pretesa di cogliere in lui, o generalmente, in quasi tutti gli innografi latini del medioevo, eccetto forse Adamo da S. Vittore — quella lusinga di parole e nervosità di movimento e rapidità di fantasmi che si succedono, si avvivano, s’inseguono nell’arte moderna — spesso troppo sapiente! in un abbagliante turbinio, come scintille in un mare di sole. La poesia sacra — è superfluo notarlo — è fatta di ben altri segreti e di più intime bellezze: è fatta d’elevazioni e di rapimenti, di umiltà e di venerazione, ed è tutta l’anima che si prostra a terra, o si protende in alto verso un ideale che seduce e splende allo sguardo velato di lagrime! E perciò si perde o si oscura davanti alle fiere indifferenze della coscienza di ogni noncurante dei valori e rapporti spirituali dell’uomo con l’al di là della vita, e mal disposta verso le lontananze di quel mondo invisibile che rappresenta il dietroscena di tutta le enorme letteratura medioevale. Un tempo di così rare sensazioni religiose è dei meno atti a penetrare nel fondo d’un cuore che visse del cielo negando alle seduzioni dell’essere ogni fremito d’entusiasmo.

In un famoso sonetto a Santa Maria degli Angioli, il poeta supplicava che Francesco gli apparisse sull’orizzonte, e una traccia del suo amore gli desse il canto umbro sonante nel piano.

Altrettanto bisognerebbe chiedere al suo miglior di-