Pagina:Il cavallarizzo.djvu/248

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

LIBRO TERZO 126

no manco bene tanto stiracchiate, & spinte innanzi come alcuni fanno, che paiono bruttissimi, ne vogliano essere attaccate al ventre del cavallo, ne meno troppo discoste da esso; hor avendo il cavallier levato la lancia dalla coscia nel principio del corso, & portandola così sospesa in aere col braccio alquanto inarcato, & col pugno che non trapassi innanzi ne dia in dietro piu della metà della coscia, & che la punta d’essa lancia non solo riguardi per mezzo l’orecchie del cavallo, verso l’anello, ma stia piu tosto alta in aere che bassa, & così correndo con la faccia serena, & non furibonda, come fanno alcuni marti irati, come fusse presso all’anello otto ò dieci canne, pian piano la mettesse in resta; cacciando un pochetto il pugno innanzi come fosse per accomodervela, & pogiando il dito annulare, & lo auricolare al petto havesse ben l’occhio di abbasciarla con fermezza à poco à poco, fin che li paresse che la punta della lancia fosse diritta verso il mezzo dell’anello; & così senza moversi punto ne di gambe, ne d’altro, lasciasse correndo trapassare l’anello dal cavallo sei o sett’altre canne; & di poi spingendo alquanto il pugno inanzi, levando la lancia di resta, con la punta alta tanto quanto era, o poco meno, quando la puose in resta, se la rimettesse alla coscia, & parasse per dritto, & giusto il suo destriero, che ben in simili fatti fa di mestiere che siano giusti i cavalli e destrieri, li quali nel corso non mi pare che debbino havere più di due para di speronate; che in vero quel batter tanto di sprone & quel dimenar di gambe, che per questo si fa nel correre, fa che l’huomo paia più tosto pignataio à cavallo che cavalliere, & fa danno anche nel portar la lancia. Et senz’altro dirvi sarei di parere che nel correre all’anello, & nel romper lancie in terra, si dovesse immitar il conte Conte Santa Fiore, & il nostro Signor Pompeo Colonna, li quali secondo il mio poco vedere, lo fanno tanto aggratiatamente & bene, quanto cavallier ch’io habbi mai visto.

P.
Et il Signor Accurtio Gonzaga, & il signor Giambattista, & il Signor Conte Federico Borromei non vi piacen’egli?
C.
Come se mi piaceno mi piaceno tanto quant’altro cavallier che sia; mi piace anco molto il capitan Cencio Capisucca & infiniti altri gentilhuomini, & cavallieri, ma non accade nominargli, che sariano troppo lunghi. Piacemi nel correr lancie di tal sorte il Signor Pietropaolo Mignanello, il quale correndo porta sempre la faccia serena, & pare che in ogn’altra cosa pensa fuor che questa che ha per le mani. Non men mi piace il Signor Domenico de’ Massimi, & il Signor Rutilio de Mantichi, ambi li quali correno si ben lancie in ogni guisa, & con tanta leggiadria, che veramente possono stare tra i migliori cavallieri di tal essercitio. Mi piaceno ancora molt’altri cavallieri Romani, li quali com’io ho detto poco fa non starò à raccontare per non essere più lungo di quello che’l tempo & il luogo comporta. Ma havendov’io detto il parer mio circa tal correre di lancie questo basti. Nel correre all’incontro son di parere si tenghi l’ordine istesso, e che non si