Pagina:Il cavallarizzo.djvu/253

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D E L   C A V A L L A R I Z Z O

essistente & vero. Ma volete voi vedere ancora meglio di quant’utile mi sia stato, & sia quest’arte eccellentissima? mirate che mentre ch’io non l’ho essercitata non solo i studi, alli quali allhora dava opera, ma etiandio gl’altri essercitij ancor che piacevoli mi facevano danno evidente; per il che non potei, ne seppi già mai comporre (à modo di dire) quattro parole insieme; dove hora dall’essercitio continuo di quest’arte, ritirandomi (come à diporto) alli studi, & da questi poscia continuando à quella, son venuto à tanto, che pur (merce di Dio) ho fatto la fatica che voi vedere di haver composto quest’opera; comunque ella si sia, la quale (essendo parto dell’intelletto) non pò fare che l’animo mio non se ne allegri, & godi. P. Havete ragione in effetto di allegrarvene, che in vero anco i corbi si allegrano de i suoi corbicelli, & le Simie dei soi simiotti, & massime perche l’havete portata in corpo quattr’anni, à quel ch’io ho inteso, prima che l’habbiate partorita; et in questo sete stato più valente assai de gl’Elefanti, che porteno in corpo dieci anni, & di poi partoriscano. C. Havreste detto meglio due; ma sapete che differenza è da essi à me? che loro partoriscano una sol volta in vita: & io spero di partorirne dell’altre; che di già mi sento pregno. P. L’intermedio del burlare del nostro ragionamento in questi caldi fa certo che noi passiamo più leggiermente, & con men noia ma seguitate pur ne gl’utili che vi reca l’arte del cavalcare, se pur ci havete altro che dire. C. Un’altro giovamento maggiore assai ancora all’anima mi porge; & è questo, che conoscend’io veramente di saper nulla, & che ogni cosa procede di sopra dal Padre vero della verità, & de i lumi, son costretto et nel secreto del cor mio, et nel publico appresso à ciascuno, rendernegli gratie immortali; confessando che veramente nell’agitar cavalli io del tutto mancarei, ne saprei ciò che mi fa fare se la mano del suo favore non favorisse questa mia; & se la virtù della sua gratia non mi donasse modo di sapermi governare & non solo in quest’arte, ma in ogn’altra mia attione. Deh come falliscano & come s’ingannano quelli li quali altramente pensano. Da qui vien poi che havendo sì salda & costante opinione, & cognitione di me medesimo, mi humilio insino in terra, & mi pare veramente di non saper ne cavalcare ne altro, & per questo non mi reputo, ne mi estoglio, anzi mi avilisco con ciascun professor di quest’arte: parendomi certo che ciascun d’essi se sappi assai, & io poco ò niente. Da qui vien anco, che prima ch’io cavalchi chiamo Iddio in mio favore, & con ginocchi in terra gli confesso l’ingnorantia, & impotentia mia grande. Et mill’altri beni da qui procedono, che vengono nell’animo. Non vi par dunque che senza specular nella natura del cavallo, l’anima da quest’arte ne cavi ottima Filosofia, & giovamento? Et che senza le tante ragioni ch’io addussi nel primo libro, nel capitolo dell’honore & ornamento che il cavallo da all’huomo, queste ch’io hora vi ho racconte sieno bastanti? P. Non passiamo più oltra di gratia, che già intendo quel che voi anco più oltra vorreste di-

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