Pagina:Il cavallarizzo.djvu/3

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PROEMIO

celebratissimi homini, & honorati cavallieri, ma, perche essendomi affatigato molto non solo nell’arte di cavalcare, ma delle lettere ancora, & trovato molte cose da farne stima; m’è parso di notare il ritratto d’alcuni miei studij, & fatiche in questo libro nella lingua nostra commune Italiana, accioche ciascuno mediocremente instrutto possi intendere agevolmente con questa lettione molte cose belle, & utili scritte; & sparse in diversi auttori Latini, Greci, & Italiani di simile suggetto. Non curandomi di toscanizzarlo, per esser’io Lombardo, & per sapere che à Theofrasto avenne, che per voler parlar troppo Atheniese, fu scoperto da una semplice vecchiarella per non Atheniese. Et benche il peso sia (per vero) assai maggiore di quello, che le mie forze possino tolerare; & ch’io mi conoschi essere molto dissimile dal caval Sofocleo, ancor che vecchio hormai: anzi mi veda picciol manno, al quale s’apartiene assai minor viaggio, non di manco mi confido, che per lo più, sogliono i piccioli ronzini haver animo grande; & far di se maggior prove di quelle, che l’aspettation de gl’homini non pensa. Hor l’ordine che teneremo nel presente libro, il qual piacemi d’intitolare il Cavallarizzo, sarà tale che diviso in tre capi principali, nel primo si ragionerà della natura de’ cavalli, del modo di tener razza, dell’alevar poledri, del farne scelta, del governo loro, e di molt’altre cose utili, & necessarie circa questo: Nel secondo ragionaremo del modo del cavalcare, e di frenare, e d’altro à questo, & al cavalliere appartinente: Nel Terzo, & ultimo diremo quello, che à bon cavallarizzo si conviene: lasciando à dietro quella parte del medicare, e di ferrare, come propria (secondo il mio giuditio) del marescalco, e del ferraro. Ma perche so che come è sempre stato, non mancheranno molti, li quali volendosi dimostrare più giuditiosi nel riprendere le cose altrui, che nelle operationi loro, biasmeranno questa mia fatica, voglio che sappino, che poco importano i lor biasimi, considerato che i ciechi non hanno à giudicare de i colori. Oltra che ben so io che non si pò trovare alcuno; che habbi voluto giovare al mondo con i suoi scritti, che non sia stato sottoposto alle calonnie de’ Momi, & che habbi possuto fuggire le acute punture de’ posteri, e de’ presenti. Il che ci dimostrano gli scrittori elegantissimi, li quali se ben hanno scritto in modo da non essere incolpati in parte alcuna, non dimanco in molti luoghi dalle liture (per cosi dire) & tassationi de gl’Aristarchi sono biasimati, & guasti. Riprendendo